Poetry in Italian

Il parco avanza per la città, in un campo azzurro,
la porta scricchiola nell'erba,
i miei piedi scorrono,
un salto nella porta verde del paesaggio,
sporgo la testa dalla finestra,
in strada ballonzola un cuoricino,
continua a sbattere contro i muri,
la fine dei suoi giorni non è mai prossima,
la primavera è sempre nuova, ad un secondo sguardo nuova,
sopra la terra veleggio nell'ondata del sentimento
cammino leggera come le nuvole,
l'occhio amato sboccia in strada.

* * *


Cercavo un solo bacio

Cercavo un solo bacio, rivoltai
i continenti per averlo.
Diventai più vecchia
la mia età biologica era giovane. La mia capacità
di distinguere il vero dal falso è rimasta
precaria è ha portato allo scontro
con gli elementi forti. Caddi
dallo scoglio cercando la finestra nell'uomo;
invece della finestra incontrai la carne umana
serrata, che guardava allo stesso tempo
in malo modo e avidamente. Mi ritirai più lontano
in un angolo, sebbene fossi in realtà già lì.
In villaggi stranieri ho vissuto momenti solari
con i contadini. È stato come se avessimo
cotto insieme il pane nel forni del villaggio
pronti a condividerlo amorevolmente.
Questo è il mio ricordo. I neon
mi abbagliavano gli occhi, mi si fece avanti
la creatura più nobile, che parlò qualcosa.
Ma le sue parole furono elusive e pronunciate con un'altra voce
e non ci siamo mai nemmeno
conosciuti, sebbene conversassimo
varie volte per strada. Dalle crepe dell'asfalto
spuntarono fiori meravigliosi e io invecchiai
sebbene fossi già nata vecchia. Cercai
di andare avanti, ma sul luogo dell'incidente delimitato
dal nastro giallo si investigava
un crimine, apparentemente un delitto. È possibile
immaginare l'altro. È possibile immaginarlo
così che scompare del tutto dalla vista.
Potevo immaginarmi anche la sua bocca. Caddi.
Troppo pericoloso. Comunque continuai, sebbene sentissi che il mio
corpo era intorpidito e stanco di tutto;
il vecchissimo corpo di una giovane. Pensavo alle posizioni,
che si possono assumere nella tomba. Non portò a nulla.
Le mie gambe erano completamente indolenzite
per tutto quel camminare
in villaggi stranieri, per città, e per il continuo
inutile immaginare. Mi raggrinzivo sempre di più
nella trapunta e guardavo fuori più raramente.
Comprai il necessario. Rimasi a casa. Il sognare
cessò. Non ero attaccata al computer, non ricordavo più nemmeno
che queste cose sarebbero potute esistere. Spensi
le luci.

* * *


Lettera a un giovane poeta


ciò che è importante per te parlane

troppo spesso non sono esposti alle impressioni

apriti apre

sii aperto

le parole originano dal rapporto con altre persone né loro

devono fare altro

come andare in un caffè, le mani in tasca, ed essere interrotte

nasce un’idea

di una nuova amica scrissi un paio di parole

il modo in cui mi guardava

dritto negli occhi, come se non guardasse noi

spesso contavo i soldi

voleva solo un caffè e lo comprò sentii

il tintinnio delle monete

si voltò a guardare chi entrava e si alzava

si avviò con passo

risoluto verso la cassa del bar scrisse

nel suo blocchetto in nero

il bianco non è più un colore immacolato le tazze

sul tavolo loro

udivano quando l’altra guardava o camminava

una passante

sobria in mano una tazza vapori

nessuno più ricorderà la cosa più importante

passavano le gambe della donna

dalle belle forme

una mente imperturbabile le penne

incisive consumavano il tavolo

se ricordassi tra dieci anni il mattino terso

gli appunti parlano se le scarpe

zoccolassero anche, il caffè bere nel suo sorriso

sedeva in un angolo e guardava dalla finestra

il gelo a malapena visibile


il caffè vaporoso

beve

quando ha fame qualsiasi cosa guardava al suo fianco e la penna

la donna alzò la gonna

l’osservazione avrebbe richiesto molti centimetri

in ogni caso il caffè era quasi bevuto girò

la pagina del giornale nessuno parlava

solo loro due pertanto

la cameriera camminò con passo sicuro

sentì i suoi passi la donna

sorrise a se stessa, era sicura il fruscio

della carta

i loro sguardi furtivi esperienza

condivisa

la sedia, il caffè appartato sedevano soli

tranne l’un l’altra



* * *

Volevo una crepa nella frase


Volevo una crepa nella frase. Così sono andato in un bordello, dove la carne è a buon mercato. Chiesi cosa avrei potuto comprare coi miei dollari. La donna con le labbra rosse e in un corsetto stretto contò la mia mazzetta di un paio di banconote e rispose: “Dipende da ciò che desidera. La sottomissione e altri specialità si pagano extra.” La cosa iniziò ad infastidirmi. Come le era mai potuta venire l'idea che avrei voluto qualcosa di speciale? Non vedeva che io ero, dopo tutto, diverso dai normali padri di famiglia che si fermano lì tornando dal lavoro? Di crepe non ce ne sarebbero state mai più. Scesi di nuovo in strada, dove le insegne al neon indicavano che era giunto il momento per il cinema. Entrai nel cinema porno lì accanto e feci ciò che un uomo doveva fare.

Trad. Antonio Parente

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